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Pm10 e acque reflue: l'Italia nel mirino della Corte europea

Pm10 e acque reflue: l'Italia nel mirino della Corte europea

da Energia24club- 29 Novembre 2010

La legislazione europea stabilisce due limiti alla concentrazione di Pm10 nell’aria: uno annuale (40 microgrammi per metro cubo) e uno giornaliero (50 microgrammi) che si può superare al massimo 35 volte ogni dodici mesi. Il particolato proviene soprattutto dalle emissioni dell’industria, dei trasporti e del riscaldamento domestico e può provocare diversi disturbi alla salute come asma, problemi cardiovascolari e cancro ai polmoni. Gli Stati - come hanno fatto Italia, Cipro, Portogallo e Spagna - possono chiedere una proroga per mettersi in regola con questi limiti fino al 30 giugno 2011, a patto però di rispettare alcune condizioni. I quattro Paesi hanno superato i valori massimi di Pm10 in molte zone dei rispettivi territori nazionali, senza predisporre adeguati piani contro l’inquinamento che avrebbero fruttato la proroga al 2011. Perciò la Commissione ha deciso di adottare il pugno di ferro.

Varese non risolve l'inquinamento del fiume Olona
L’Italia potrebbe poi tornare davanti alla Corte di giustizia per il mancato rispetto di un suo pronunciamento del 2006 sul trattamento delle acque reflue. La Corte dichiarò che il nostro Paese stava fallendo, in Lombardia, l’obbligo (previsto dalla direttiva 91/271) di trattare biologicamente le acque di scarto provenienti da centri urbani con oltre 10mila abitanti. Molti comuni della provincia di Varese, infatti, scaricavano direttamente le fogne nel bacino del fiume Olona, con gravi ripercussioni sull’inquinamento ambientale dell’area. Quattro anni dopo, la situazione è ancora lontana dall’essere sanata: così la Commissione invierà una lettera formale di richiamo al nostro governo, che avrà due mesi di tempo per rispondere. Poi potrà scattare un nuovo procedimento davanti alla Corte con relative sanzioni economiche.

Infine, la Commissione ha chiesto all’Italia e alla Spagna di adottare tutte le misure previste dalla direttiva 2002/91 sull’efficienza energetica degli edifici. Le lacune della nostra legislazione in materia riguardano due ambiti: la certificazione energetica delle abitazioni e le ispezioni periodiche su boiler e impianti di climatizzazione. Anche in questo caso, potremmo finire davanti alla Corte di giustizia con una procedura d’infrazione.

Giovedì 02 Dicembre 2010 17:49
Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Giugno 2011 19:08